E’ una questione di pulizia

Io amo essere pulito. Il problema è che fare le ‘pulizie’ non mi fa impazzire. Come credo non faccia impazzire nessuno, su questo pianeta. D’accordo, certe ‘pulizie’ non mi spaventano più di tanto e, a tratti, mi piacciono anche. Altre mi irritano proprio.

Ad esempio ho un buon rapporto con tutto quello che concerne l’eliminazione della polvere. A pensarci bene è un’idiozia. La polvere è un nemico insopprimibile, costante. Torna sempre. Te ne rendi conto in quelle giornate in cui il sole filtra tra le tapparelle e riesci a vedere nubi inquietanti di polvere anche quando hai pulito casa quasi come fossi posseduto dallo spirito demoniaco di Nonna Papera.

Non mi sono scoraggiato, comunque, e con il tempo ho deciso bene di affinare le tecniche di aspirapolveraggio e di polvericidio. Uso il ‘Pronto’ sulle superfici legnose e il ‘Vetril Multiuso’ su tutte le altre.

Al ‘Pronto’ solitamente abbino un panno morbido che non aggredisca il legno. Soprattutto quando si tratta di pulire mobili antichi. La potenza della bracciata anti-polvere può essere letale sulla mobilia più datata. Sulle superfici ‘tecno’ mi scateno: cencio infame oppure maglia della salute passata a miglior vita a causa di un lavaggio errato.

La ricerca scientifica mi è venuta incontro. Ora vanno di moda questi benedetti panni in microfibra. Minor dispendio di prodotti chimici e maggiore efficienza. Figata intergalattica.

Dicevo, l’aspirapolvere è esaltante. E’ grandioso vederne il progresso nel corso degli anni. Sempre più watt al servizio dell’igiene, io personalmente non aspetto altro che l’aspirapolvere a reazione nucleare con raggio laser anti-acaro incorporato.

Gli apparecchi tecnologici, però, non reggono ancora il colpo con la destrezza umana. In casa, poco tempo fa, si decise d’acquistare un robottino aspirapolvere. Ascoltatemi, non compratelo. Aldilà che con quello che è costato probabilmente avremmo dato da vivere a un’intera famiglia di domestici per almeno cinque anni, il problema è che non funziona una cippa.

Invece quando lo comprammo ero gasatissimo. Ero tornato al tempo delle macchinine telecomandate. Un disco volante (non volante) a rotelle che grazie all’aiuto di quattro telecamere a infrarossi ti pulisce tutta la casa, all’ora che vuoi, il giorno che vuoi.

Macché, tutte idiozie.

Se avessimo infilato uno Swiffer nel culo di un mulo cieco e l’avessimo liberato in casa avremmo ottenuto un risultato migliore.

Il robottino si inchioda, il robottino si scarica, il robottino non mappa tutta la casa perché è troppo grande (troppo grande ?!?). Il robottino è una pippa, semplicemente. Il robottino è rincoglionito, punto e basta. Solo che quelli che lo producono non ve lo diranno mai. Maledetti.

Ascoltate me, prendetevi il mulo cieco.

L’aspirapolvere fatto a braccia rimane la soluzione migliore. Anche qui c’è tutta una scienza alla base. La spazzola per il marmo, quella per i tappeti, la spazzola per il parquet. Le evoluzioni che bisogna eseguire per fare arrivare il becco dell’aspirapolvere negli anfratti più angusti della casa sono degne della finale di ginnastica ritmica alle Olimpiadi.

In piedi sull’attenti, ingobbiti, a pecorina con il braccio teso sotto il letto, in posizione da contorsionista per passarlo dietro alla tazza del cesso (il luogo più complicato dove arrivare). Insomma, ci vuole una certa preparazione fisica. Alcune sessioni di ‘pulizie’ sono talmente faticose che potrebbero sostituire ore di lavoro in costosissime palestre.

Dicevo all’inizio che ci sono certe discipline domestiche con le quali ho proprio un pessimo rapporto.

La numero uno?

Lavare i piatti. Io odio lavare i piatti.

Toglietemi la televisione, ma non toglietemi la lavastoviglie. La lavastoviglie è un dono del Signore o di chi per lui si è preso la briga di crearla.

A Milano, dove vivo ora, purtroppo non ce l’ho.

Odio grattare i resti di cibo dalle pentole, dalle teglie, mi straccio i maroni a calcare come un forsennato sui piatti.

Sarà perché sono un perfezionista e le stoviglie che uso per mangiare devono essere perfette.

Questa cosa, tra l’altro, non ha senso. A Milano purtroppo cucino e mangio per me stesso, solo come un tibetano sulla catena dell’Himalaya (lui almeno avrà una capra a fargli da compagnia, io manco quella).

Anche se i piatti non fossero perfetti, che problema ci sarebbe?

Ma così è, così mi pare. Io voglio la perfezione.

Una cosa è certa: le pulizie dovrebbero farle tutti, almeno una volta nella vita. E’ un’attività che fa rivivere la realtà di un tempo. A quando non esistevano schiere di filippini pronti a tutto, a quando le persone avevano ancora voglia di prendersi cura della propria casa, a quando, più semplicemente, la gente normale non riteneva utile spendere denaro per una cosa simile.

Ormai nessuno vuole muovere più un dito in casa. Perché la vita è dura, perché il lavoro è tanto, troppo. Perché quando si torna a casa si vorrebbe solamente fare una bella doccia e sbattersi sul divano. Lo capisco.

Io continuo a credere che le pulizie tengano accesa l’attenzione su quello che abbiamo. Spolverare fotografie che riportano ad avvenimenti piacevoli del passato, pulire souvenirs di viaggi lontani.

In fondo, anche lavare i piatti dalle pietanze che abbiamo preparato, potrebbe non essere così male.

Può darsi che queste siano solo congetture per sentirmi meno sfigato quando vado giù di olio di gomito, che ne so…

…L’importante è che non compriate il robottino aspirapolvere.

Alessandro Massini Innocenti

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